NIENTE PIÙ SESSIONI FINO AL 14 OTTOBRE. BORIS JOHNSON SOSPENDE IL PARLAMENTO

Boris Johnson, a leadership candidate for Britain's Conservative Party, leaves offices in central in London, Britain, July 19, 2019. REUTERS/Simon Dawson - RC1A807C8840

In data 28 agosto 2019, il premier britannico Boris Johnson ha chiesto alla Regina Elisabetta di tenere il suo discorso sulle sfide del nuovo governo il prossimo 14 ottobre, di fatto chiudendo la Camera dei Comuni fino a quella data e sospendendo i lavori del Parlamento per oltre un mese.

La possibilità di chiudere il Parlamento viene definita in gergo tecnico “prorogation”, ed è un potere che spetta alla Regina su consiglio del Primo ministro. Normalmente, il Parlamento viene prorogato una volta all’anno per un breve periodo, di solito in aprile o maggio, durante il quale i lavori si fermano ed i parlamentari, pur mantenendo i loro seggi, non possono votare nè discutere leggi.

Nella sua lettera ai parlamentari, Johnson ha sostenuto che la scelta dipenda dalla volontà di presentare una nuova agenda legislativa in occasione del discorso della Regina, affermando che egli intende “bring forward a new bold and ambitious domestic legislative agenda for the renewal of our country after Brexit”. In realtà, in questo modo gli oppositori del no deal avranno di fatto poco più di due settimane per cercare di scongiurare l’uscita dal Regno Unito dall’Unione senza un accordo, prevista per il 31 ottobre 2019.

La decisione del Primo ministro ha suscitato critiche durissime. Lo speaker della Camera dei Comuni, John Bercow, ha definito questa mossa come un “oltraggio alla Costituzione”, mentre il leader del partito laburista Jeremy Corbin ha affermato che “this is an outrage and a threat to our democracy”.

Marco Stillo