THERESA MAY: IL REGNO UNITO IMBOCCA LA STRADA DELLA HARD BREXIT

In this grab taken from video British Prime Minister Theresa May speaks during her first session of Prime Minister's Questions at the House of Commons, in London, Wednesday July 20, 2016. Chancellor of the Exchequer Philip Hammond sits at right. Prime Minister Theresa May is making her first overseas trip as Britains leader on Wednesday to meet German Chancellor Angela Merkel, a key figure in negotiating Britain's exit from the European Union. (Parliamentary Recording Unit via Associated Press Video) TV OUT - NO ARCHIVE

CON UN DISCORSO TENUTOSI ALLA LANCASTER HOUSE DI LONDRA, DI FRONTE AD UNA PLATEA DI POLITICI, DIPLOMATICI E GIORNALISTI, THERESA MAY, PRIMO MINISTRO DEL REGNO UNITO, HA PRESENTATO PER LA PRIMA VOLTA LA LINEA CHE IL GOVERNO BRITANNICO INTENDE PERSEGUIRE PER REALIZZARE L’USCITA DEL REGNO UNITO DALL’UNIONE EUROPEA, PREFIGURANDO SENZA ESITAZIONI UNA HARD BREXIT.

In tale contesto, il Primo Ministro ha anche lanciato il nuovo slogan “Global Britain”, con cui si vuole sottolineare il ruolo sempre più prominente che il Regno Unito intenderebbe assumere nel prossimo futuro capitalizzando sulla ritrovata indipendenza.

La May ha chiarito che il Regno Unito non intende adottare alcuno dei modelli già esistenti per regolare i futuri rapporti con l’Unione e che cercherà di ottenere il migliore compromesso possibile in ciascun settore, in maniera tale da continuare a rimanere un alleato strategico dell’Unione sia in termini commerciali che politici e di difesa.

La hard Brexit comporterà necessariamente l’uscita dal mercato unico europeo, così da riacquisire la piena sovranità nazionale in molteplici settori, tra cui in particolar modo il controllo dell’immigrazione. La May ha ribadito che il Regno Unito necessita di nuove politiche che consentano di limitare l’ingresso nel Paese dei migranti economici, anche se provenienti da Stati Membri dell’UE, pur continuando a consentire l’immigrazione di lavoratori e ricercatori qualificati o di studenti che intendono trasferirsi nel Regno Unito per frequentare le migliori università.

La May ha inoltre affermato l’importanza del rapporto del Regno Unito con la Repubblica d’Irlanda, con la quale condivide il suo unico confine terrestre, con l’auspicio che i due Paesi negozino un accordo di libertà di movimento, come era già previsto prima della loro accessione all’Unione.

Uscendo dal mercato unico europeo, il Regno Unito non sarà più soggetto alla giurisdizione della Corte di giustizia, riacquisendo il pieno controllo sulla legittimità delle proprie leggi nazionali. A tal proposito, le norme europee attualmente in vigore nel Regno Unito verranno trasformate in leggi nazionali e sarà poi compito del Parlamento decidere quali mantenere, quali modificare e quali abrogare.

Theresa May ha proseguito sottolineando la consapevolezza che per conformarsi al risultato del referendum sulla Brexit, il Regno Unito dovrà altresì uscire dall’Unione doganale, pur prospettando la necessità di trovare un accordo con l’UE per la libera circolazione delle merci.

La May ha riconosciuto che le trattative per gli accordi di uscita non saranno facili, anche se il suo Governo si presenterà ad ogni incontro con uno spirito di piena collaborazione. In aggiunta, ha ricordato a chi volesse sfruttare la Brexit per imporre condizioni particolarmente gravose per il Regno Unito, solo per dare un segnale politico e scoraggiare altri Stati ad uscire dall’UE, che il Governo britannico preferirà non concludere alcun accordo piuttosto che sottostare ad uno che pregiudichi i propri interessi.

Il Primo Ministro ha infatti elencato i numerosi motivi che rendono più conveniente per tutte le parti trovare una soluzione amichevole, ammonendo che, in mancanza di accordi, il Regno Unito sarà libero di adottare le politiche economiche che riterrà opportune, ivi compresa l’adozione di regimi fiscali particolarmente competitivi per attrarre più investimenti.

Infine, Theresa May ha dichiarato, inaspettatamente, che gli accordi di uscita saranno sottoposti al voto di entrambi i rami del Parlamento.

 

Pietro Michea