In data 8 gennaio 2020, la House of Commons britannica ha votato 344 a 254 contro la cosiddetta “New Clause 10”, l’emendamento del Withdrawal Agreement Bill[1] proposto dall’opposizione liberaldemocratica che impegnava il Governo a continuare a negoziare l’appartenenza del Regno Unito al programma Erasmus+[2] anche dopo il 2020, quando finirà l’attuale ciclo già finanziato e il Paese uscirà dall’Unione. Il voto…

A seguito della pubblicazione, nel settembre 2018, di un report relativo all’immigrazione dei cittadini provenienti dallo Spazio Economico Europeo nel Regno Unito da parte del Migration Advisory Committee (Comitato consultivo sulla migrazione), l’organismo indipendente che fornisce consulenza al Governo britannico in merito alle questioni di immigrazione, il Governo di Theresa May ha rivelato il proprio piano per il post-Brexit.

In data 5 settembre 2017 è stato pubblicato da The Guardian, un quotidiano britannico indipendente di area “liberal”, un nuovo documento del Ministero dell’Interno britannico che descrive le modifiche e le proposte da mettere in atto nel quadro del sistema dell’immigrazione con riferimento ai futuri accordi tra il Regno Unito e l’Unione Europea.

La Brexit determinerà l’acquisizione, da parte del Regno Unito, dello status di paese extra-UE, il che avrà un impatto sulla libera circolazione dei cittadini comunitari (tra i quali quelli italiani) oltre manica anche per ragioni di studio o di lavoro. Non è impensabile, infatti, che vengano assoggettati a limitazioni l’ingresso e soprattutto la permanenza nel Regno Unito e il godimento delle prestazioni previdenziali e di disoccupazione dei cittadini comunitari che là intendano stabilirsi e ciò almeno sino a quando non trovino e mantengano una stabile occupazione.