INIZIO DELLA BREXIT E FINE DELLA LIBERTÀ DI MOVIMENTO? PRIME RESISTENZE DALLA CAMERA DEI LORDS

In this grab taken from video British Prime Minister Theresa May speaks during her first session of Prime Minister's Questions at the House of Commons, in London, Wednesday July 20, 2016. Chancellor of the Exchequer Philip Hammond sits at right. Prime Minister Theresa May is making her first overseas trip as Britains leader on Wednesday to meet German Chancellor Angela Merkel, a key figure in negotiating Britain's exit from the European Union. (Parliamentary Recording Unit via Associated Press Video) TV OUT - NO ARCHIVE

SECONDO INDISCREZIONI DELLA STAMPA BRITANNICA, IL PROSSIMO 15 MARZO IL GOVERNO DI THERESA MAY ATTIVERÀ LA CLAUSOLA DI RECESSO DI CUI ALL’ARTICOLO 50 DEL TRATTATO SULL’UNIONE EUROPEA, DANDO COSÍ IL VIA AI NEGOZIATI PER L’USCITA UFFICIALE DALL’UNIONE. POTREBBE ESSERE IL PRIMO PASSO NELLA DIREZIONE DI RESTRIZIONI ALLA LIBERTÀ DI MOVIMENTO DEI CITTADINI DELL’UNIONE, CHE POTREBBERO NON ESSERE PIÙ LIBERI DI EMIGRARE E STABILIRSI NEL REGNO UNITO. E VICEVERSA.

Downing Street ha, per il momento, smentito queste voci riportate dal Daily Telegraph e da altri media.

Non sono state smentite, invece, le indiscrezioni secondo cui il Governo autonomo scozzese guidato da Nicola Sturgeon, in caso di Hard Brexit e, quindi, di uscita non solo dall’Unione ma anche dal Mercato Unico, convocherebbe un nuovo referendum per la secessione dal Regno Unito.

Come risultato, la sterlina è precipitata sui mercati valutari. Un Regno Unito che perde una delle sue quattro regioni (se non due, perché le elezioni anticipate in Irlanda del Nord potrebbero riaccendere istanze separatiste anche lì) è lo scenario più temuto da sempre come conseguenza della Brexit.

A tal proposito, l’ex-Premier conservatore John Major afferma che: “Una hard Brexit sarebbe un disastro per sanità e welfare”.

Ad ogni modo, un primo problema per la Premier Theresa May è arrivato dalla Camera dei Lords che, nella discussione del progetto di legge che consentirà di invocare l’articolo 50 TUE, ha adottato un emendamento che concede a tutti i cittadini UE che risiedono nel Regno Unito il diritto incondizionato a rimanervi anche dopo la Brexit.

Ora la “palla” passerà alla Camera dei Commons, che non aveva presentato alcun emendamento alla proposta di legge e a cui, in caso di “ping pong” tra una Camera e l’altra, dovrebbe spettare l’ultima parola, in quanto unica Camera eletta.

Fonte di discussione, questa volta con gli Stati Membri, sarà invece la data a partire dalla quale i diritti che i cittadini dell’Unione derivano dai Trattati, non sarebbero più automaticamente esigibili nel Regno Unito.

La questione diventerà un ulteriore pomo della discordia nel corso delle negoziazioni, in quanto potrebbe avere per effetto che chi fosse arrivato nel Regno Unito prima della cut-off date, godrebbe del diritto di soggiorno, mentre chi fosse arrivato dopo, sarebbe invece soggetto alle regole più severe della legislazione inglese sull’immigrazione.

Il Governo britannico vorrebbe individuare il prima possibile la cut-off date per evitare un afflusso dell’ultima ora di cittadini UE prima che la Brexit diventi effettiva. Invece, la Commissione e gli altri Stati Membri credono che questa data dovrebbe coincidere con quella effettiva dell’uscita, dal momento che fino ad allora il Regno Unito continuerà ad essere uno Stato Membro chiamato a rispettare i diritti e i doveri derivanti dai Trattati.

 

Pietro Michea