IL NUOVO PIANO DI BORIS JOHNSON PER LA BREXIT. UNA STRATEGIA PER STERILIZZARE IL BENN ACT?

Boris Johnson, a leadership candidate for Britain's Conservative Party, leaves offices in central in London, Britain, July 19, 2019. REUTERS/Simon Dawson - RC1A807C8840

In data 2 ottobre 2019, Boris Johnson ha inviato una lettera[1]al Presidente della Commissione Jean-Claude Juncker illustrando la propria proposta per un accordo modificato con l’Unione Europea prima dell’ormai prossima uscita del Regno Unito.

Il programma del premier, articolato in 5 punti, verte in particolar modo sulla questione del backstop irlandese[2]e sul futuro dell’Irlanda del Nord dopo il 31 ottobre 2019. Il backstop verrebbe integralmente rimosso in quanto “bridge to nowhere” a favore di soluzioni compatibili con il Good Friday Agreement[3]. Nelle intenzioni del premier, l’Irlanda del Nord farebbe parte della stessa area doganale del Regno Unito pur rimanendo vincolata alle norme europee durante un periodo transitorio, al termine del quale essa diverrebbe parte integrante del territorio doganale britannico.

I controlli doganali tra le due Irlande, pur venendo ripristinati, saranno decentralizzati e i movimenti di merci saranno monitorati elettronicamente, dunque, non tramite un confine fisico. In questo modo, si verrebbe a creare un’unica zona che unirebbe Dublino e Belfast sotto un sistema comune riguardante tutte le merci. Questa zona unica dipenderebbe però dal consenso dei soggetti direttamente coinvolti, i.e. il Governo ed il Parlamento di Belfast.

Il piano di Johnson ha suscitato reazioni caute da parte dell’Unione Europea. Se da un lato, infatti, Juncker ha riconosciuto i progressi nelle negoziazioni, in particolare per quanto riguarda il rispetto della normativa europea da parte dell’Irlanda del Nord, dall’altro egli ha rilevato alcune criticità relative alle questioni doganali[4]

Secondo il leader del partito laburista Jeremy Corbyn, questa proposta è “worse than Theresa’s deal”, e sarebbe stata formulata al preciso scopo di venire respinta dall’Unione. Conformemente al “Benn Act[5]approvato il 9 settembre 2019, il Primo Ministro deve richiedere un’estensione dei negoziati per la Brexit qualora non riuscisse a raggiungere un accordo con l’Unione e a farlo approvare dalla House of Lords entro il 19 ottobre 2019. Il premier, tuttavia, ha più volte reso nota la sua intenzione di recedere dall’Unione il 31 ottobre 2019 “with or without a deal”. Pertanto, questa proposta potrebbe essere un tentativo mirante ad aggirare la legge che impone il rinvio, costringendo allo stesso tempo l’UE a respingere l’accordo e addossandole la responsabilità politica dell’eventuale fallimento dei negoziati.

Questa ipotesi troverebbe parziale conferma nell’intenzione di Johnson di chiedere alla Regina una nuova prorogation del Parlamento dall’8 al 14 ottobre[6] dopo che, in data 24 settembre 2019, la Corte Suprema si era già pronunciata in senso contrario alla precedente prorogation, dichiarandola nulla e priva di effetti[7].

Marco Stillo


[1]Disponibile al seguente LINK.

[2]In base all’Accordo di uscita, la soluzione di backstop si applicherebbe dalla fine del periodo transitorio, ossia da gennaio 2021, nel caso in cui non venga raggiunto un accordo commerciale tra Londra e Bruxelles entro dicembre 2020, e fino al momento in cui un eventuale accordo successivo tra Regno Unito ed Unione Europea divenga applicabile, salvo che le parti decidano congiuntamente di estendere il periodo di transizione. Per ulteriori informazioni si veda il nostro precedente contributo, disponibile al seguente LINK.

[3]Il Good Friday Agreement è un accordo sia a valenza nazionale, in quanto stipulato tra la maggior parte dei partiti dell’Irlanda del Nord, che internazionale, in quanto in vigore tra il governo del Regno Unito e quello della Repubblica d’Irlanda. L’accordo stabilisce una serie di disposizioni relative a diversi settori, tra cui: a) lo status e il sistema di governo dell’Irlanda del Nord nel Regno Unito; b) la relazione tra l’Irlanda del Nord e la Repubblica d’Irlanda; e c) la relazione tra la Repubblica d’Irlanda e il Regno Unito.

[4]Per ulteriori informazioni, si veda il seguente LINK.

[5]European Union (Withdrawal) (No. 2) Act 2019.

[6]Per ulteriori informazioni, si veda il seguente LINK.

[7]Per ulteriori informazioni, si veda il nostro precedente contributo, disponibile al seguente LINK.