IL REGNO UNITO VUOLE CONTINUARE A FAR PARTE DELL’AGENZIA EUROPEA PER I MEDICINALI DOPO LA BREXIT

In data 2 Marzo 2018, in un discorso sulla futura partnership economica con l’Unione Europea, il Primo Ministro britannico Theresa May ha sottolineato la volontà del Regno Unito di rimanere parte delle Agenzie europee relative alle sostanze chimiche (ECHA), alla sicurezza aerea (EASA) e ai medicinali (EMA). Proprio con riferimento all’EMA, Theresa May ha ribadito l’importanza per il Regno Unito di rimanerne parte in qualità di Membro Associato.

Il Primo Ministro ha affermato che il Regno Unito è pronto ad attenersi alle regole che derivano dalla partecipazione a tali Agenzie e ad apportare il contributo finanziario necessario al loro funzionamento. La May ritiene che una soluzione come la partecipazione in qualità di Membro Associato possa fornire vantaggi a entrambe le parti, in particolare, consentendo al Regno Unito di non essere soggetto alla giurisdizione della Corte di Giustizia e di poter risolvere nei Tribunali domestici le questioni relative all’attività delle Agenzie, come accade con la partecipazione della Svizzera in qualità di Membro Associato all’EASA. Questa soluzione permetterebbe alle case farmaceutiche di continuare a svolgere un’unica procedura autorizzativa per l’immissione in commercio dei propri medicinali sia nel Regno Unito che nell’Unione e permetterebbe all’EMA di continuare ad usufruire delle capacità in questo settore del Regno Unito, lo Stato Membro che attualmente valuta il maggior numero di nuovi medicinali immessi sul mercato.

Le dichiarazioni della Premier rappresentano una presa di posizione importante, ma si scontrano con quanto già affermato dal negoziatore capo per la Brexit Michel Barnier, secondo il quale in assenza del riconoscimento del primato del diritto UE su quello nazionale e di un sistema di controllo comune con una giurisdizione centrale, difficilmente si potrà raggiungere un accordo sul riconoscimento reciproco degli standard.

L’ABPI, Associazione per l’industria farmaceutica britannica, ha accolto positivamente le dichiarazioni della May, auspicando che nei prossimi negoziati entrambe le parti diano priorità alla sicurezza dei pazienti e che la continuità nel rifornimento di medicinali venga garantita. Ogni mese, infatti, 45 milioni di confezioni di medicinali sono esportate dal Regno Unito verso l’Unione, mentre 37 milioni di confezioni sono esportate dall’Unione verso il Regno Unito. Risulta dunque fondamentale, secondo l’ABPI, che nell’ambito della Brexit (i) venga trovato un accordo su un periodo transitorio in seguito all’uscita del Regno Unito, (ii) venga stabilita una cooperazione sulla regolamentazione dei medicinali, (iii) venga garantita la libertà di commercio e movimento dei medicinali e dei prodotti farmaceutici, (iv) venga garantita la possibilità di assumere nelle posizioni lavorative i talenti migliori attraverso un’appropriata politica migratoria nelle due direzioni e (v) vengano assicurate forme di accesso, con adeguata prevedibilità, ai finanziamenti e alle collaborazioni sulla ricerca scientifica, come già accade con il programma europeo Horizon 2020.

 

Davide Scavuzzo